Secondo il “Codice dei beni culturali e del paesaggio” (Decreto Legislativo 42/2004), “Per paesaggio s’intende il territorio espressivo di identità, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali, umani e dalle sue relazioni”. La definizione è finalizzata a spiegare che il nostro Paese intende tutelare il paesaggio oggetto dell’intervento dell’Uomo, ossia l’insieme dei fattori naturali ed umani che hanno contribuito a formarlo. Il paesaggio, determinato dalle varie caratteristiche fisiche, antropiche ed ambientali di un particolare territorio, è esposto a significati talmente ampi, variegati e molteplici, da rendere arduo qualsiasi tentativo di limitarne i confini. Di seguito alcuni particolari significati più noti, che non esauriscono la gamma di definizioni:
- percettivo: quale viene percepito dagli abitanti del luogo o dai visitatori, il cui aspetto o carattere derivano dalle azioni di fattori naturali e/o culturali;
- estetico: legato a caratteri di bellezza e valore, esclusivo di porzioni determinate di territorio, legato a delimitati scorci e vedute panoramiche: le cosiddette “bellezze da cartolina”;
- scientifico: derivante dalle scienze naturali, esamina il paesaggio in quanto oggetto in sé, e non come percezione di un soggetto esterno;
- culturale: il concetto di paesaggio nella cultura occidentale è piuttosto moderno e non è sempre esistito.
La sua evoluzione è strettamente correlata con la nascita di una civiltà paesaggistica che richiede l’esistenza di una letteratura sui paesaggi e sulla loro bellezza, di rappresentazioni pittoriche dei paesaggi e di giardini rappresentativi delle varie epoche. In base a queste considerazioni la prima società paesaggistica mondiale fu la Cina. Il mondo occidentale difatti, almeno fino al ‘500, non possedeva contemporaneamente questi elementi.
a cura di Luigi Facincani

