
Lo storico ed artistico monumento eretto e dedicato alla memoria dei caduti della battaglia di Santa Lucia tra piemontesi ed austriaci del 6 maggio 1848 (più conosciuto come “Monumento dell’Aquila” per il rapace bronzeo ferito che lo sormonta), durante la Prima Guerra d’Indipendenza italiana, sorge in uno spiazzo deviante da via Fenilon, al limitare di campi e linea ferroviaria. Il tutto competenza della Circoscrizione 4^ del Comune di Verona.
L’opera di rievocazione risorgimentale è stata inaugurata il 6 maggio 1882, cioè 34 anni dopo i cruenti scontri che provocarono, secondo fredde stime, 110 morti e 776 feriti tra i piemontesi e 72 vittime, 190 feriti e 87 prigionieri tra gli austriaci. Cifre d’una lontana tragedia per sacrosante velleità patriottiche…
Com’è possibile estrapolare dal terzo volume di “Un borgo, una storia: S. Lucia nel Risorgimento tra ‘700 e ‘800” (dell’équipe di autori Bruna Brusini Melotti, Fausta Gastaldelli, Igino Mengalli, Luciana Orso, Bruno Pericolosi e Raffaello Zantedeschi dell’allora Associazione Festeggiamenti Santa Lucia, Editrice Grafiche P2, Verona, novembre 1992), il momento inaugurale in omaggio dei caduti avvenne alla presenza del principe Amedeo di Savoia, fratello del re Umberto I (Umberto Rainerio Carlo Emanuele Giovanni Maria Ferdinando Eugenio di Savoia, figlio di Vittorio Emanuele II, primo re d’Italia e di Maria Adelaide d’Asburgo Lorena, Torino, 14 marzo 1844 – Monza, 29 luglio 1900, re d’Italia dal 1878 al 1900), oltre che di varie autorità del Regno.
Il manufatto fu eretto per volontà della “Società dei Reduci delle Patrie Battaglie”, organismo con sezione scaligera presieduta dal conte Giovanni Battista Guerrieri. I fondi necessari saltarono fuori tramite una colletta a respiro provinciale alla quale contribuì anche lo stesso re Umberto I.
Con la donazione del terreno da parte di Giacomo Asson e di Filippo de’ Gianfilippi, proprietari dell’area, l’intento passò alla fase progettuale assegnata all’ingegnere Giacomo Guglielmi che s’avvalse degli scultori veronesi Pietro Bordini (per le creazioni metalliche) e Romeo Cristani (per i lavori marmorei).
Gli illustri partecipanti all’inaugurazione giunsero a Verona già nel pomeriggio di venerdì 5 maggio 1882, accolti in pompa magna dal sindaco, senatore Giulio Camuzzoni, dai conti Guerrieri e Miniscalchi, da assessori comunali, da esponenti civili, religiosi e militari, da reparti d’onore dell’esercito e dalle bande militare e cittadina. Al mattino successivo un lungo corteo s’avviò da piazza Vittorio Emanuele (l’attuale piazza Bra) verso la stazione di Porta Nuova dove, alle ore 8,20, giunse il treno con il principe Amedeo di Savoia (Amedeo Ferdinando Maria di Savoia, Torino, 30 maggio 1845 – Torino, 18 gennaio 1890, primo duca d’Aosta, capostipite del ramo Savoia-Aosta), ossequiato da salve di cannone.
Quindi, il principe, salito in carrozza, procedette alla testa della folta comitiva arrivando a Santa Lucia attorno alle 9. Nel rispetto del rigido protocollo approntato, dopo che Amedeo di Savoia e gli invitati s’accomodarono sul palco, venne scoperta la realizzazione commemorativa e vari oratori intervennero con discorsi d’occasione. Poi tutti, illustri esponenti e semplici popolani, s’assieparono nella vicina corte Fenilon per consumare il generoso rinfresco offerto dal proprietario, Giacomo Asson. Infine, la “Società Reduci delle Patrie Battaglie”, con un atto ufficiale, consegnò il monumento e la superficie attorno al Comune di Verona. Il sindaco Camuzzoni, ovviamente, accettò la donazione e garantì di “provvedere in perpetuo alle spese di conservazione”. L’atto di donazione fu firmato dal principe stesso e dal centinaio e passa di autorità testimoni.
Considerato come una delle più egregie strutture alla memoria risorgimentali sorte nel Veneto, il manufatto di Santa Lucia, alto complessivamente quasi m 18, è costituito da una piattaforma a gradini in pietra sulla quale poggiano a costituire una croce quattro dadi in marmo della varietà “biancone” (pietra calcarea bianca estratta nel Veronese).
Sui quattro dadi altrettante fusioni in ghisa simboleggiano le atrocità degli scontri bellici mentre, sulle fiancate sotto, appaiono le seguenti scritte ad perpetuam rei memoriam (a perenne ricordo dell’avvenimento), concepite da Leopoldo Pullè. “Qui pure Carlo Alberto re di Sardegna con un pugno di audaci affrontando gli eserciti degli Asburgo indicò all’Italia la stella della sua unità”; “Vittorio Emanuele duca di Savoia Ferdinando Maria duca di Genova su questi campi provarono ai sepolti eroi di Superga la bontà leggendaria del loro sangue”; “A pietoso ricordo dei caduti nel 6 maggio 1848 auspice la Società dei Reduci Italia e Casa Savoia Verona La Provincia Il Presidio eressero 6 maggio 1882”; “Sulle vostre ossa o gloriosi figli del piccolo Piemonte depone riconoscente il suo gran bacio la Patria”.
Al centro s’alza un parallelepipedo sempre in “biancone”, con le quattro facciate che presentano superfici in marmo di Carrara scolpiti in bassorilievo. Ogni fronte “ricostruisce” un rilevante episodio della battaglia di Santa Lucia: la carica del “Genova Cavalleria” condotto dal capitano Della Rovere; il cannoneggiamento del campanile della chiesa attuato dal luogotenente Colli di Felizzano; l’attacco al cimitero della località con i granatieri spronati dal luogotenente marchese Pregio, ferito; il duca di Savoia, destinato a re d’Italia come Vittorio Emanuele II, che, con la “Brigata Cuneo”, copre la ritirata dai contrassalti austriaci. Sul parallelepipedo, cinto da una ghirlanda in ghisa decorata, grava la monolitica colonna scannellata, con capitello corinzio che porta scolpiti gli stemmi del Comune e della Provincia di Verona.
L’estremità è imperiosamente occupata da un’aquila ferita in bronzo che raffigura la decisione vilipesa dei piemontesi d’allontanare gli austriaci da Verona. Ambizione italiana che dovette attendere il 16 ottobre 1866 per realizzarsi, con l’entrata in città dei bersaglieri da Porta Vescovo in seguito alle triangolazioni finali connesse alla Terza Guerra d’Indipendenza.
La tabella informativa collocata alla base dell’architettura da parte della Circoscrizione 4^ e del Comune di Verona, riferisce che “nel 1896 il Monumento fu preso a modello per realizzarne uno simile nella città di La Plata (Gran Buenos Aires), su proposta degli emigranti italiani, a ricordo delle battaglie del Risorgimento e per suggellare l’amicizia italo-argentina”.
Claudio Beccalossi






