Al via l’itinerario fra le tarsìe lignee di fra’ Giovanni da Verona, firmato Rivela.
Tre sezioni della mostra che spiega i capolavori del monaco benedettino olivetano guideranno i visitatori nella lettura delle opere che hanno reso celebre Santa Maria in Organo.
Esposizione allestita per l’imminente Festival Biblico, in collaborazione con Fondazione della Comunità Veronese, Banco BPM, Fondazione Giorgio Zanotto e Parrocchia di Santa Maria in Organo.
Taglio del nastro in un bagno di folla, ieri, per la mostra “Tessere la Tua lode”. Le opere lignee di fra’ Giovanni da Verona, allestita a Santa Maria in Organo dall’associazione Rivela, in occasione del Festival Biblico 2017, e in collaborazione con Fondazione della Comunità Veronese, Banco BPM, Fondazione Giorgio Zanotto e Parrocchia di Santa Maria in Organo.
L’esposizione, aperta fino al 21 maggio (il giovedì e venerdì dalle 10.30 alle 17.30, il sabato dalle 9.30 alle 16.30 e la domenica dalle 11 alle 17.30), con possibilità di visite guidate dai volontari di Rivela e del progetto Verona Minor Hierusalem, ripropone tre sezioni della mostra già presentata in anteprima al “Meeting per l’amicizia fra i popoli” di Rimini nel 2016, composte da pannelli di accompagnamento alle pregiate tarsìe in legno, con le quali il monaco benedettino olivetano rinnovò la chiesa d’oltre Adige.
Scopo della mostra, che fa inoltre parte delle “Mostre itineranti 2017” organizzate da Rivela, che da maggio a dicembre 2017 toccheranno circa quaranta tappe nelle provincie di Verona, Brescia, Treviso, Venezia, Padova, «è far incontrare il visitatore con il monaco fra’ Giovanni da Verona (vissuto tra la fine del XV secolo e l’inizio del XVI) proprio nella sua città, nella chiesa di Santa Maria in Organo, dove si trovano il coro e la sacrestia che il Vasari descrive come “la più bella sagrestia che vi fusse in Italia”», ha detto Ermanno Benetti, presidente di Rivela.
Dell’artista sappiamo infatti ancora poco. Non ha lasciato scritti, ma solo i frutti della sua totale dedizione alla Gloria di Dio. «Fra’ Giovanni usò tutta la sua arte nella lavorazione del legno affinché ogni suo confratello – dice Benetti -, nei ritmi propri dell’azione liturgica, e chiunque si fosse lasciato avvincere dalla bellezza delle sue opere, potesse fare la stessa esperienza dell’universalità della salvezza cristiana che lui aveva vissuto nella preghiera e nel lavoro (ora et labora)».
Fra’ Giovanni attraversa la tensione dell’umanesimo ad affermare la centralità dell’uomo forte della certezza che Dio non è limite alla realizzazione dell’uomo stesso, ma la pienezza di tutte le sue espressioni. In questa ottica ha fatto sue le innovazioni artistiche del tempo, come la profondità e la prospettiva nelle immagini, raggiungendo livelli di assoluta eccellenza.

