Ospedaletto di Pescantina (Verona) – Dopo la sua precedente venuta in terra scaligera, l’11 gennaio 2024 (nell’affollato auditorium comunale di via Fabbrica, a Tregnago) quando era ancora “solo” generale, l’oggi eurodeputato indipendente in area Lega, Roberto Vannacci (La Spezia, 20 ottobre 1968), il 2 febbraio scorso ha fatto ritorno nel Veronese riempiendo stavolta (e lasciando molte persone in piedi) la sala convegni di Villa Quaranta.




Un evento preannunciato di presentazione dei suoi libri best sellers, “Il mondo al contrario” e “Il coraggio vince. Vita e valori di un generale incursore”, che, come al solito, ha innervosito le frange più oltranziste del dissenso locale al “concetto vannacciano” di Circolo Pink, Paratodos, Rifondazione comunista. Che, a spregio dell’art. 21 della Costituzione che piace solo quando fa comodo a loro (“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”), si sono rivolti perentoriamente alla struttura ospitante perché annullasse l’autorizzazione concessa. Pretesa di specchiato spirito democratico rimandata al mittente, nonostante le proferite minacce del “diritto a disturbare in maniera pacifica e creativa” (sic).
L’appuntamento è stato organizzato dal Comitato culturale “Il Mondo al Contrario” (dall’acronimo MAC) costituito nel 2023 attorno alla figura del generale. Il presidente regionale del Veneto, Guido Giacometti ed il coordinatore provinciale di Verona, Giuseppe Cirina, sono intervenuti in apertura, con parole di benvenuto. Hanno trovato posto, tra il pubblico, pure Paolo Danieli, ex senatore del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale (MSI) poi Alleanza Nazionale (dal 23 aprile 1992 al 27 aprile 2006); Vito Comencini, ex deputato della Lega (dal 23 marzo 2018 al 12 ottobre 2022), oggi in Popolo Veneto da lui cofondato il 13 dicembre 2023; Stefano Valdegamberi, consigliere della Regione Veneto.


Facendo riferimento alle ventilate azioni di molestia, il generale ha subito chiesto se, in sala, ci fossero esponenti della “triade del contrasto” alla sua presenza, con l’intento di dar loro parola senza alcuna censura. Poi, constatandone l’assenza, s’è prestato a spunti e domande del moderatore, Abbondio Dal Bon, ampliando le risposte con osservazioni attinenti.
Il sunto del “Vannacci-pensiero”
«Certo che c’è la Patria. Hanno cercato di nascondercela in tutti i modi. Il termine Patria si rifà al territorio, ai confini. La Patria infinita non esiste. Matria o Patria. Un popolo che si riconosce nei suoi stessi valori. Woke, Cancel Culture, Movimento Free vanno a cancellare i principi sui quali s’è sempre basata la società. Sensi di colpa per il colonialismo non dobbiamo averne. Il patriota è, a prescindere da ciò che qualcuno fa, chi lavora per fare del proprio Paese la nazione più bella del mondo».
«L’ideologia green si basa su grandi fandonie. Dobbiamo salvare il pianeta? No. Il pianeta si salva da solo. La natura va avanti secondo leggi fisiche. Ci sono già state cinque estinzioni di massa. L’ultima circa 60 milioni di anni fa. Noi dobbiamo cercare di vivere meglio in questo pianeta, ogni essere vivente va avanti rispettandolo. Ecologia pragmatica. Siamo in 8 miliardi di persone sulla Terra, non siamo mai stati così tanti e così bene. 90mila morti premature in media per l’inquinamento è una versione parziale. Grazie alla ricchezza inquinante abbiamo sviluppato benessere e l’aspettativa di vita cresce. Non è vero che rinunciando al progresso i 90mila li eviteremmo. La vita media è di 73 anni in Nuova Guinea, 81 in Italia».
«Poi, le menzogne sulla transizione ecologica che sarebbe conveniente. Uno studio dell’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) afferma che, per trasformare gli edifici in emissione zero, il ritorno è in 60 anni. Il Green Deal è una truffa sulla quale hanno campato le grandi multinazionali. Veniamone fuori il prima possibile. Il problema è riuscire a cambiare in modo conveniente. Bene la transizione energetica ma che sia economica e non imposta».
«Il rapporto del guru Draghi l’ho letto. Individua tre cause di scarsa competitività dell’Europa: la globalizzazione (scoperta dell’acqua calda), tensioni internazionali e conflitti, l’aver perso il più grande fornitore di energia che è la Russia. L’Ue ci ha promesso guerra russo-ucraina ad oltranza. La disputa bellica deve andare avanti fino alla cosiddetta “pace giusta”, riversando all’Ucraina lo 0,25% del Pil Ue, disconoscendo quello che il guru Draghi affermava nel suo rapporto. I 3 anni di conflitto hanno smentito i cervelloni dell’Ue in tutte le maniere. Per cambiare l’andazzo si vorrebbe far entrare la Nato in guerra. C’è, però, un piccolo problema, quello di cadere nel rischio nucleare. Conviene ancora una pace, qualsiasi essa sia. La “pace giusta” non l’ho mai conosciuta. So solo della “pace dei vincitori”. La “pace ragionevole”, allora, in cui le parti in contrasto perdono qualcosa. Ed è ciò che dovremmo fare… L’Ue non parteciperà mai alle attività negoziali che devono essere neutrali».
«La questione israelo-palestinese non è nuova, ma s’è allargata a tutto il Medio Oriente, lo Yemen nella penisola araba compreso. L’Ue ha continuato a disinteressarsi di questa delicata area geografica. Hanno voce in capitolo la Turchia, la Cina e gli Stati Uniti. Si tratta di scelte che costano, per non subire il futuro piuttosto che esserne protagonisti».
«Immigrazione e sicurezza. I dati del 2022 dicono che l’8,5% di stranieri della popolazione nazionale è responsabile del 34% dei furti e del 37% delle rapine. Sembra che ora la percentuale sia cresciuta fino a toccare il 50% dei reati. È limpida la connessione tra immigrazione di irregolari e delinquenza. Il buonismo, la religione dei diritti umani. Negli ultimi 40 anni per essere degno di qualcosa uno deve essere per forza una vittima. Prima bisognava essere eroi, prerogativa poi definita sbagliata. Perciò, l’immigrato irregolare è considerato una vittima ed è legalizzato a fare qualsiasi cosa. Abbiamo una frangia politica che si schiera con i criminali: non inseguire chi scappa, non manganellare, sì ad occupare case ecc. L’immigrazione fa parte di questa difesa: sono vittime. È una parte politica che vuole farci invadere da masse di immigrati».
«La sinistra compatta ha votato per il definanziamento di Frontex e contro gli hub fuori dai confini dell’Ue. Ci sono gruppi politici che esultano quando non si riesce a perseguire un interesse nazionale. Per non parlare della balla mostruosa di quelli chiamati “risorse” che ci avrebbero pagato la pensione. Invece, l’immigrazione di disperati è totalmente a nostro carico. In Italia importiamo gente senza arte né parte ed esportiamo i nostri giovani laureati. In molti Paesi sparano a chi non s’arresta ad un posto di blocco. Chi non si ferma ad una postazione delle forze dell’ordine diventa automaticamente una persona pericolosa. Così come un tizio che entra in casa altrui può aspettarsi di tutto. Noi importiamo pesi sociali ed esportiamo preziose capacità. Ma dire cose così banali oggi è diventato un atto rivoluzionario».
«In Ue rimuginano il reddito universale mentre il dovere d’ogni cittadino è quello di cercare un lavoro o di creare opportunità di lavoro. Il neopresidente americano Donald Trump, ora. M’hanno definito il più trumpiano d’Italia. Hanno descritto Trump come un Grande Satana. I sondaggi lo davano perdente. Ricordate “la Repubblica” che annunciò, ancor prima dei risultati delle elezioni, “Ha vinto Kamala”? Trump ha avuto una vittoria schiacciante, grazie anche a quelle parti di società che avrebbero dovuto votare per Harris. Ora, è in atto una rivoluzione totale della percezione. Per anni ha predominato l’ideologia dogmatica, adesso, con Trump, siamo tornati nel mondo reale».
«La Xª Flottiglia Mas è una perseguitata dalla cultura della cancellazione. A scuola nessuno conosce, che so, figure come Emilio Bianchi, ma sa chi è Greta Thunberg, autrice della più grande frode verde. A mia figlia, in seconda media, non hanno ancora insegnato l’“Inno d’Italia”. La cultura della cancellazione l’abbiamo applicata per primi qua in Italia, basti accennare al vergognoso silenzio per decenni sulle foibe. Oggi, purtroppo, per essere qualcuno da prendere in considerazione deve essere un debole e non un eroe».
«La famiglia. Il mio libro è stato criticatissimo da chi non l’ha letto. La famiglia è la cellula fondamentale della società, con compiti di procreazione ed educazione dei figli. Chi guida e chi segue (genitori e figli). Sono contrario all’adozione di bambini da parte di coppie omogenitoriali. Non si può ledere il diritto d’un bambino ad avere un padre ed una madre. Non mi oppongo, invece, alle unioni tra persone dello stesso sesso. Ma sono unioni, non famiglie. E l’aborto non è un diritto».
Quasi al termine dell’incontro un siparietto fuori programma ha suscitato dapprima riprovazione e poi indulgenza. Un presunto contestatore arrivato da Milano col suo striscione “Vergogna” è stato invitato con amabile cortesia da Vannacci ad intervenire senza problemi, pensando si trattasse d’uno dei dissacratori che già gli avevano scagliato anatemi aprioristici. Il giovane ha espresso vaghi accenni a magagne del Tribunale di Perugia ed al suo procuratore della Repubblica, Raffaele Cantone. Intervento del tutto fuori luogo, come gli ha fatto notare con fair play l’eurodeputato.
113 milioni di egiziani e 173 milioni di bengalesi autorizzati a richiedere asilo all’Italia?
Prima del suo approccio diretto con il pubblico in sua attesa, ho chiesto a Roberto Vannacci un parere riguardo a quanto deciso dalla Corte d’appello di Roma sulla non convalida al trattenimento nel Cpr (Centro di permanenza per i rimpatri) di Gjader, in Albania, di 43 “migranti/richiedenti asilo” di Egitto e Bangladesh, entrati in territorio italiano illegalmente.
«Con questa sentenza, in pratica, i magistrati hanno permesso a 113 milioni di egiziani e 173 milioni di bengalesi di chiedere protezione internazionale all’Italia?».
«Teoricamente, seguendo una logica di questo tipo, potrebbe essere», ha amaramente risposto…







Servizio, foto e video di
Claudio Beccalossi
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