Nell’anno del centenario della sua nascita, era doveroso rinnovare il ricordo di Norma Cossetto, giovane universitaria istriana seviziata, torturata, violentata ripetutamente ed infine infoibata, ancora viva, nella foiba di villa Surani, dai partigiani titini la notte tra il 4 e 5 ottobre del ’43.
La sua crudele storia è rimasta in silenzio per troppo tempo anche successivamente al conferimento, da parte del Presidente della Republica, della Medaglia d’oro al Merito Civile l’8 settembre del 2005.
Norma è il simbolo indiscusso di quelle pagine di storia intrise di sangue che raccontano delle migliaia di italiani, sequestrati, torturati, seviziati, infoibati e cacciati dalle loro terre per volere dei partigiani slavi del comandante Tito.
Norma era italiana, come lo erano tutti coloro che abitavano quelle terre: Istria, Fiume, Dalmazia; era amante della propria terra natia, terra rossa d’Istria, così denominata per la bauxite di cui ne era ricca; e fu proprio quell’amor patrio così intenso e la sua integrità morale che la portarono sul baratro della foiba.
Tante sono le testimonianze di quel martirio e del suo ritrovamento.
“Quando i pompieri ci avvisarono del ritrovamento mi dissero di prendere un tronchetto per tagliare il filo di ferro dalle mani legate” scrisse suo cugino “La salma era nuda, coperta solo da una canottiera, anche quella strappata. Non c’erano segni di arma da fuoco. È probabile sia stata gettata viva”, lo stesso l’aveva vista una settimana prima, prigioniera, sconvolta dalle violenze ricevute ma ancora viva.
L’associazione Evita Perón ha voluto renderle omaggio, protocollando presso vari comuni italiani, la richiesta di intitolazione di un luogo simbolico a Norma: “Affinché il suo sacrificio non venga dimenticato, è doveroso che ogni comune italiano intitoli un luogo simbolico a Norma Cossetto, vittima dell’odio anti italiano che negli anni 1943-1945 sfociò nell’orrore delle foibe e nella vergogna dei campi di concentramento comunisti, dove trovarono la morte migliaia di nostri connazionali. Norma avrebbe potuto salvarsi se solo si fosse piegata al volere dei titini, ma rifiutò fermamente di fronte ogni richiesta avanzata proprio per la sua alta fedeltà alla patria”

