Il candidato in consiglio comunale Massimo Mariotti: «Si fanno battaglie per i diritti civili in uno Stato ultimo in Europa per spesa in istruzione»
«Ridicola normativa della quale non sentivamo la mancanza, dato che i problemi degli studenti sono altri». Così Massimo Mariotti, esponente della Destra Sociale, candidato al consiglio comunale di Verona, s’esprime in merito all’approvazione della Carriera Alias al liceo “Maffei”.
«Per chi non fosse aggiornato sui dettami dell’agenda globalista – rimarca Mariotti – la Carriera Alias è una normativa (purtroppo presente anche in altre scuole ed università italiane) che permette agli studenti ed alle studentesse che non si riconoscono nel proprio genere di nascita di essere chiamati con un nome anagrafico diverso anche senza aver iniziato ad intraprendere un percorso di transizione».
Ed il presidente di Ser.i.t. (Servizi per l’igiene del territorio) continua perentoriamente: «Nonostante la Rete degli Studenti Medi veronesi celebri l’approvazione come una vittoria per la comunità studentesca, si tratta, invece, dell’ennesima supremazia dell’ideologia gender sulla ragione, nonché l’ennesimo attacco all’identità degli studenti di oggi, già alle prese con vari problemi, come gli effetti psicologici provocati dalla pandemia (si pensi, ad esempio, al calo della socialità durante il lockdown), la scarsa efficacia della Dad (Didattica a distanza) e la difficoltà di poter trovare un lavoro al termine del proprio percorso d’istruzione».
«Mi sorprende – ha biasimato Mariotti – che la priorità sia occuparsi dei diritti civili in una nazione come l’Italia, ultima in Europa per spesa in istruzione e dove le scuole, specialmente al sud, presentano, purtroppo, gravi problemi strutturali e necessitano di interventi degni d’un Paese civile».
«Invece di seguire i dettami dell’agenda liberal – conclude il presidente di Ser.i.t. – sarebbe opportuno lottare per aumentare la spesa in istruzione in Italia e per avere scuola più formativa e moderna che permetta agli studenti un futuro, priorità che pare non interessino alle organizzazioni studentesche di sinistra, forse troppo impegnate a propagandare l’ideologia gender».

