Tra le 15 mila persone, che lo scorso 21 marzo hanno partecipato a Torino alla XXXI “Giornata Nazionale della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”, anche quest’anno erano presenti gli studenti del Messedaglia.
Nell’ambito del progetto “Se non noi, chi? Se non adesso, quando?”, coordinato dalla prof.ssa Stefania Lombardo, gli alunni della classe V E, hanno rappresentato le scuole di tutta la provincia, scendendo in piazza a manifestare la loro “Fame di verità e di giustizia”. «Abbiamo sfilato accanto ai familiari delle vittime innocenti delle mafie – raccontano – per trasformare il dolore in un impegno concreto condiviso!».
Giunti in piazza Vittorio Veneto, gli studenti hanno ascoltato le parole del presidente di “Libera”, don Luigi Ciotti, che ha richiamato con forza il valore della memoria e della responsabilità collettiva. «La memoria cammina – ha affermato – e noi siamo la speranza che non si arrende». Un monito contro quella che ha definito una “emorragia di memoria”, capace di far smarrire la perdita di ogni individualità «quando perdiamo memoria, perdiamo noi stessi». Nel suo intervento don Ciotti non si è limitato a parlare del fenomeno mafioso, ma ha anche sottolineato con fervore l’urgenza di un impegno quotidiano a guardare la realtà senza indifferenza, denunciando: le disuguaglianze, la cultura patriarcale, le guerre «che sono un trittico di morte perché uccidono, distruggono, inquinano» nonchè le tragedie spesso dimenticate, come quelle delle migliaia di migranti nel Mediterraneo, colpite dal ciclone Harry, avvolte dal silenzio e dall’indifferenza. Nel suo intervento il Presidente di Libera ha ribadito anche la necessità di rendere concreti i valori della Costituzione, trasformandoli in «pane quotidiano, dignità e rispetto per tutti», attraverso un «sovversivismo pacifico», fatto di responsabilità, partecipazione e cura. «Abbiamo fame di libertà? Allora liberiamo chi è schiavo, liberiamo i ragazzi dalle dipendenze, dai lavori in nero, dalle paure. Liberiamo le donne dalla violenza e dal silenzio. Liberiamo i migranti dalla disperazione e dall’indifferenza. Liberiamo noi stessi dalle catene che ci costruiamo!», ha concluso esortando soprattutto i giovani a non delegare ad altri il cambiamento, ma a farsene carico in prima persona «con la tenerezza rivoluzionaria di chi si prende cura dell’altro».
Nel pomeriggio gli studenti hanno preso parte al seminario: “Il riuso sociale dei beni confiscati alle mafie: da Pio La Torre alla legge 109\96, 30 anni di rigenerazione umana”. Tra gli interventi quello della Dott.ssa Stefania Pellegrini, direttrice del master sulla gestione e sull’utilizzo dei beni confiscati, che ha parlato delle oltre 1300 esperienze di riuso sociale in Italia: realtà capaci di trasformare luoghi di criminalità in presidi di democrazia di inclusione. Particolarmente significativa anche la testimonianza la testimonianza della cooperativa pugliese “Qualcosa di diverso” che, con fatica, ha convertito 50 ettari di terreni confiscati alla criminalità organizzata, in un’azienda agricola, ecologica e sociale, oggi fonte di lavoro e sviluppo per la comunità di San Vito dei Normanni e non solo. In chiusura, i relatori hanno sottolineato come, a trent’anni dalla legge 109/96, sia fondamentale fare un ulteriore passo avanti, destinando il 2% del Fondo Unico Giustizia al sostegno delle esperienze di riuso sociale. Un invito rivolto a tutti, con particolare attenzione ai giovani dai 16 anni in su, affinché aderiscano alla campagna “Diamo linfa al bene” firmando l’appello online.
In chiusura, i relatori hanno sottolineato come, a trent’anni dalla legge 109/96, sia fondamentale fare un ulteriore passo avanti, destinando il 2% del Fondo Unico Giustizia al sostegno delle esperienze di riuso sociale. Un invito rivolto a tutti, con particolare attenzione ai giovani dai 16 anni in su, affinché aderiscano alla campagna “Diamo linfa al bene” firmando l’appello online. In chiusura, i relatori hanno sottolineato come, a trent’anni dalla legge 109/96, sia fondamentale fare un ulteriore passo avanti, destinando il 2% del Fondo Unico Giustizia al sostegno delle esperienze di riuso sociale. Un invito rivolto a tutti, con particolare attenzione ai giovani dai 16 anni in su, affinché aderiscano alla campagna “Diamo linfa al bene” firmando l’appello online.
come sia importante dopo trent’anni dalla legge 109, che la normativa faccia un ulteriore passo in avanti, destinando il 2% del FUG (Fondo Unico Giustizia) a sostegno dell’esperienze di riuso, invitando tutte le persone dai 16 anni di età ad aderire alla campagna “Diamo linfa al bene” firmando online l’appello.

