Cari amici care amiche ogni promessa è un debito e così eccomi qui a raccontarvi della “Villafranca de na’ olta” con la storia di Sandro “Polpete”, del Super Cinema e del Super Dancing. Alessandro, ma per tutti Sandro, Polato, classe1912, è il quarto dei sette figli di Giovanni e di Rosa Dongili che prima di lui avevano avuto Luigi (Gino “Becaua”, la sua storia ve l’ho già raccontata), Bruno e Otello, e che poi avranno anche Elena, Cesare ( el marì de la Pea) e Armida. Sandro cresce nella dura realtà della Villafranca del primo dopoguerra. Rimane ben presto orfano del papà e sua la mamma, per mantenere tutte quelle bocche da sfamare, con un cavallo ed un carretto, gira per corti e contrade per vendere, ma spesso anche per barattare con uova e pollame, stoffe e qualche capo di abbigliamento. Sandro è poco più di un ragazzo quando, per concorrere al sostentamento della famiglia, va a fare il panettiere a Sorgà. Chiamato ad assolvere gli obblighi di leva negli alpini fa appena in tempo a congedarsi quando viene richiamato per le esigenze della Seconda Guerra Mondiale. Rimane alle armi solo qualche mese ma è talmente magro e malmesso di denti che viene riformato “no te se bon gnanca da far polpete” ed è con quel soprannome che nel ’40 torna a casa. Entra subito nell’attività di famiglia e con la mamma, pur continuando a fare la mattina l’ambulante, apre un negozio di stoffe ed abbigliamento in via Stazione (oggi via Garibaldi) proprio nel locale accanto all’osteria della “Tiene” (che era dove oggi c’è l’ingresso del Brasil). Nel ’41 si sposa co con Maria Biasi che gli darà Stella, Giovanna, Alfredo e Maurizio. Agli inizi degli anni ’50 Sandro, che i mercati li fa il mattino e pertanto ha diversi pomeriggi liberi, decide fare anche qualcos’altro e la scelta cade su uno dei “business” del momento, i cinematografi. In via Pace angolo via Gandini vi è un’area che si presta benissimo per un cinema all’aperto. La proprietà, di un tale Faccioli di Valeggio, è amministrata dal sig. Carteri, col quale Sandro stipula regolare contratto di affitto e così dopo i necessari allestimenti, nell’estate del ’52 inizia la più che decennale attività del Super Cinema. In principio per lui non è per niente facile ottenere buoni film, la concorrenza è agguerrita, basti pensare che solo a Villafranca i Vezza avevano ben quattro cinema due al coperto, il Verdi ed il Comunale e due all’aperto, l’Arena d’Estate (dietro il Verdi) e l’Olimpia, in fondo a via Rinaldo. Ma come lui stesso raccontava non c’era da lamentarsi, anche perché c’era un genere che “tirava” e sul quale ben presto puntò, quello dei film “vietati ai minori”. Ricordo ancora un film della metà degli anni ’60, Mondo Cane Uno (e se ben ricordo di “sequel” ne fecero almeno tre) ed all’ora l’età giusta non l’avevo ma siccome parevamo tutti più grandi entrare non era difficile. Di solito arrivavamo, mai da soli, a proiezione iniziata e semmai il problema era quando alla fine del primo tempo accendevano le luci. Per non farci riconoscere sprofondavamo nelle sedie attirando così ancor più l’attenzione, timori di altri tempi. Sono gli anni in cui l’economia comincia a girare per il verso giusto e la gente, lasciatasi alle spalle i lutti e le miserie della guerra, ha la voglia e la possibilità di divertirsi e allora perché non assecondarla? Sandro, in società con i fratelli Otello e Cesare, prende in affitto dai Bottagisio il giardino di fronte alla Casa del Trattato e vi realizza ed apre una sala da ballo all’aperto, il “Giardino d’Estate”. Il successo di pubblico è immediato, vi si esibiscono grandi artisti, da Luciano Tajoli a Gino Latilla da Carla Boni a Nilla Pizzi. Contro la “nuova moda di divertirsi” nulla può la pur “feroce resistenza” dell’allora parroco di Villafranca, il benemerito “soldato di Cristo e della Patria” don Eliseo Contri che vede nel ballo “il padre di tutti i peccati”. E la sua è stata, anche dal pulpito, una battaglia aspra e senza esclusioni di colpi. Famosa e di dominio pubblico è stata anche il cambiamento del percorso a forma di croce che compiva la processione col “Santissimo”. Per antica tradizione la processione uscita dalla chiesa andava fino a San Rocco e poi tornata indietro e svoltava in via Pace. La percorreva fino all’incrocio con via Nino Bixio ed al ritorno svoltava, sul corso, fino al piazzale del castello. Poi di ritorno percorreva avanti ed indietro via Stazione per tornare poi sul corso ed in chiesa. Da quando sono aperti il Super Cinema ed il Giardino d’Estate però, per non passare davanti ai “luoghi del peccato”, il parroco dispone che da San Rocco si tiri diritto fino al castello escludendo via Pace. E fu così che la “croce perse un braccio. Tuttavia non sono stati gli strali del parroco o l’andamento degli affari a decretare la fine dell’attività del Giardino d’Estate bensì la sua vendita, a scopi immobiliari. Sandro però non si perde d’animo ed intuito che il “trattenimento danzante” è il vero business del momento, ottiene le necessarie autorizzazioni e realizza al posto del cinema un edificio per la sala da ballo con annesso un giardino per il ballo all’aperto, durante stagione estiva. In cambio della costruzione dell’immobile ottiene però dalla proprietà dell’area solo la promessa verbale (com’era d’uso allora) del diritto di prelazione in caso di vendita. Promessa che come poi vedremo sarà del tutto disattesa non dall’amministratore o dal proprietario entrambi nel frattempo deceduti ma dai loro eredi. Ma procediamo per ordine. Negli anni ’60 il Super Dancing gode di una stagione a di poco strepitosa. Sul suo palco si esibiscono, oltre che i noti “complessi” locali, cantanti e gruppi di livello nazionale e non solo. A Villafranca arrivano, per citarne alcuni, i Rokes, l’Equipe 84, Giorgio Gaber, Caterina Caselli, Fausto Leali e le grandi orchestre di Casadei, Castellina Pasi, Vittorio Borghesi e Titti Bianchi e tante altre. La grande sala da ballo opportunamente attrezzata ospita anche altri eventi come una finale del Campionato Italiano di Boxe o il set per le riprese del film “I Quattro del Getto Tonante”. Verso la fine degli anni ‘60 il Super Dancing è tra le prime sale a diventare anche discoteca (la domenica pomeriggio), soprattutto per volontà del figlio Maurizio che nel frattempo si è associato nella conduzione dell’attività. Purtroppo, quando poi alla fine degli anni ‘80 la proprietà pone in vendita l’intera area, senza il promesso e citato “diritto di prelazione”, Sandro non riesce ad aggiudicarsela. Spunta unicamente un decennale contratto d’affitto al termine del quale però, stante il diniego del suo rinnovo, deve cessare l’attività. Commerciante di abbigliamento, impresario teatrale ma non solo, anche per tanti anni dirigente prima dell’Aquila e poi del Villafranca Calcio. Il suo impegno nel “fubal” parte da lontano, da quando apre il suo primo negozio. E’ lui infatti, nonostante i “mogugni” della mamma, a donare “gratis caritatis” le divise (maglie pantaloncini e calzettoni) alla squadra del Villafranca. Per tanti anni poi non le fa mai mancare la sua presenza sia in trasferta che “al castel”. Per i giocatori è come un secondo papà, li incoraggia li sostiene e quando per qualcuno si intravvedono buone prospettive di carriera lui è il primo a “lasciarli andare” (nella foto Sandro con Giovanni Massagrande ”Cecè” e Orfeo Bellesini “Venesia”). L’era la “Vilafranca de ‘na olta quando la mobilità (intesa come capacità di sportarsi) era quello che era e tuttavia in paese trovavi tutto ciò che serviva alla gente, anche per il divertimento, dai Bar ai Cinema e alla Sala da Ballo.
Alla prossima
Rico Bresaola

