San Bonifacio (Verona) – Non c’è pace tra gli ulivi… O, meglio, per le scalinate interne di alcune scuole diventate spunti di polemiche ideologico-sociali per il loro utilizzo quale “messaggio inclusivo a 360°” e/o “cassa di risonanza della cosiddetta propaganda LGBTQIA+”.
L’obbligatorietà ad utilizzare una realizzata “scala arcobaleno” per raggiungere il piano superiore dell’Educandato statale “Agli Angeli”, in via Cesare Battisti 8 (contraddistinta, ad ogni gradino, da concreti termini trasversali, quali fiducia, ascolto, rispetto, comprensione, tolleranza, altruismo, lealtà, empatia, cura, attenzione, pazienza, accoglienza, con la frase “L’amore è amore. Nient’altro” al culmine), con i colori, a ciascuna base, che rimandano in toto alla bandiera arcobaleno (simbolo del movimento LGBTQIA+ ed esibita in manifestazioni pubbliche specifiche come i pride), non è andata e non va giù a chi dissente, si estranea o si rifiuta di calcarla.
Come il caso del tredicenne frequentante la scuola secondaria di primo grado che, rifiutandosi di salire per la scala, ha rischiato grosso mettendosi a cavalcioni del corrimano laterale e venendo, per questo, punito con una sanzione disciplinare, tacciato e dato in pasto ai media come omofobo.
Mentre ancora ristagnano le contestazioni tra favorevoli e contrari all’iniziativa attuata “Agli Angeli”, sta scatenando animose discussioni un’altra “scala arcobaleno”, stavolta alla scuola secondaria di primo grado dell’istituto onnicomprensivo 1 in via Fiume 61b a San Bonifacio.
Lo riferisce con un comunicato, fornendo anche una foto della gradinata in questione, Maicol Faccini, consigliere comunale di minoranza (appunto a San Bonifacio) e responsabile provinciale di “Forza Nuova”.
In questo caso le parole-chiave sono un po’ diverse rispetto a quelle della scuola veronese: aiutare, rispettare, sognare, sorridere, condividere, ringraziare, perdonare, accogliere, avere cura, salutare, chiedere scusa. Una “ricetta buonista” dai colori di sfondo delle scritte che si riallacciano ancora alla bandiera arcobaleno, creata inizialmente in otto colori dall’artista ed attivista Gilbert Baker.
Faccini sottolinea, con una punta di personale d’amarezza: «La propaganda genderfluid perseguita i nostri studenti anche in provincia. Dobbiamo aspettarci nuove sospensioni e note disciplinari per non aver sottostato all’indottrinamento LGBTQIA+?». E lancia un monito: «Studenti, non fatevi fregare. Rimanete liberi e ragionate con la vostra testa!».
Qualcuno suggerisce sottovoce (per non essere tacciato da conservatore/oscurantista): «Ma perché non inserire i valori universali citati senza i colori che fanno riferimento esclusivo all’ideologia LGBTQI+ e non includono tutti, eterosessuali compresi? E perché non consentire ai discordanti un’alternativa di transito, come la scala divisa in due, una parte arcobaleno ed una neutra, secondo proprie e diverse convinzioni che non devono mai far violenza, prevalere l’una sull’altra? Ciò sarebbe affermazione di democrazia, tolleranza e rispetto vicendevoli».
Claudio Beccalossi


