È difficile individuarlo e solo chi sa che c’è o se ne accorge casualmente riesce ad intravederlo, meglio camminando sul marciapiede al lato sinistro di ponte Aleardo Aleardi, da piazzale del Cimitero verso via Pallone ed il centro città.



Collocato sul muraglione che dà sull’Adige, sotto il tratto terminale di lungadige Capuleti, sopravvive, malamente dimenticato, un Leone di San Marco rivolto a destra, retaggio del potere a Verona della Repubblica di Venezia (dal XVII secolo Serenissima Repubblica di Venezia) tra il 1405 ed il 1796 (a parte due brevi periodi nel 1439 e dal 1509 al 1517).
Realizzato apparentemente in tufo ed attorniato da floride piante di cappero, presenta una patina scura procurata dal tempo, dagli agenti atmosferici e dall’inquinamento, alcune lesioni o sbriciolamenti e necessiterebbe di un’urgente opera di salvaguardiache comprenda valutazione storica e, se positiva, susseguente ed adeguato restauro conservativo.
E, a complemento, opportune indicazioni (tabella turistica o quant’altro) che illustrino e valorizzino il manufatto, probabilmente l’unico, tra i Leoni di San Marco in ambito scaligero, risparmiato chissà per quali coincidenze (è semplicemente sfuggito all’attenzione degli esecutori?) dalla furia devastante degli occupanti francesi nel 1796. Obbedienti all’ordine di Napoleone Bonaparte di distruggere i simboli della dominazione veneziana. Basti vedere le condizioni del Leone di San Marco posto sulla facciata del Palazzo della Ragione che dà su piazza dei Signori (l’attuale in piazza delle Erbe, a sua volta, è un rifacimento del 1886 di quello risalente al 1523 abbattuto dai transalpini).
Difficilmente raggiungibile (se non con adeguati e sicuri mezzi) per essere esaminata da vicino, l’edicola della Serenissima ha una lastra marmorea o di pietra sottostante che, forse, reca un’epigrafe in grado di fornire qualche informazione in più (originaria sistemazione o meno, dedica, data ecc.).
Il reperto seminascosto, approfondito, riportato in buono stato ed apprezzato ufficialmente, farebbe infine parte, per atto dovuto, del patrimonio architettonico ed informativo di Verona veneziana.
Servizio e foto di
Claudio Beccalossi

